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Book, page 381 / 1220 50 Dove averne piacer deve e conforto, vedendol quivi, ella n'ha affanno e noia: lo vede giunto ov'ha da restar morto; e non puo far pero ch'essa non muoia. - Con tutto 'l mal (diceagli) ch'io supporto, signor, sentia non mediocre gioia, che ritrovato non t'eri con nui quando da l'Orco oggi qui tratta fui. 51 Che se ben il trovarmi ora in procinto d'uscir di vita m'era acerbo e forte; pur mi sarei, come e commune istinto, dogliuta sol de la mia trista sorte: ma ora, o prima o poi che tu sia estinto, piu mi dorra la tua che la mia morte. - E seguito, mostrando assai piu affanno di quel di Norandin, che del suo danno. 52 - La speme (disse il re) mi fa venire, c'ho di salvarti, e tutti questi teco: e s'io nol posso far, meglio e morire, che senza te, mio sol, viver poi cieco. Come io ci venni, mi potro partire; e voi tutt'altri ne verrete meco, se non avrete, come io non ho avuto, schivo a pigliare odor d'animal bruto. - 53 La fraude insegno a noi, che contra il naso de l'Orco insegno a lui la moglie d'esso; di vestirci le pelli, in ogni caso ch'egli ne palpi ne l'uscir del fesso. Poi che di questo ognun fu persuaso; quanti de l'un, quanti de l'altro sesso ci ritroviamo, uccidian tanti becchi, quelli che piu fetean, ch'eran piu vecchi.
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